Se la macchina del capo ha un buco nella gomma, sappiamo tutti bene che la ripariamo con il (o la) chewing-gum. E dovremmo ringraziare Francesco Salvi per questa illuminazione [scusa per il link].
Non credo Jan Vormann sia partito da questa canzone per partorire la sua peculiare e coloratissima idea di “dispatchwork” e l’utilizzo della plastica per rattoppare i muri delle città; ma il pensiero è clamorosamente similabile
Uno dei suoi primi interventi è visibile a Bocchignano, un piccolo comune
vicino Roma.
Qualche giorno fa, invece, ha deciso di sistemare i muri di Berlino (muri che il II° conflitto mondiale aveva reso simil groviera) utilizzando dei lego. Chissà cosa ne penserebbe Sgarbi di questo oltraggio al decoro artistico! E chissà cosa accadrbbe a tutti quei genitori e figli vandali che han deciso di aiutarlo nell’impresa.
Ah, la relatività della creatività



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A me piace da impazzire questa idea, ecco. Anche perché qualsiasi applicazione delle lego ha una sua ragione d’essere
Cosa ne pensi?
PS: chiedo scusa per l’impaginazione ma sono in aula, ho la batteria scarica e dovrei seguire statistica.







3 risposte finora ↓
Spencer in preda ad una crisi esistenziale // Martedì, 26, Maggio, 2009 a 10:29 am
E’ come se riparassi un vestito da 1500 euro con una toppa di topolino, il che mi piace moltissimo: è creativo e coraggioso, a tratti pretenzioso, un gesto al confine tra il fare qualcosa e l’inutilità di farla. Lo quoto, come si dice qua tra noi ggiovani, chetelodicoaffare.
vitzbank // Martedì, 26, Maggio, 2009 a 9:30 pm
Zio Spencer siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Fra il fare qualcosa e l’inutilità di farla c’è un universo; probabilmente quello percorribile da diverse forme di creatività.
Il che fa un universo, più un altro universo.
Eppure, a volte sembra che non si possa più “inventare” alcunché.
Staremo a vedere.
Grazie per la visita
Robbe // Mercoledì, 27, Maggio, 2009 a 7:50 pm
spiazzante quindi bello